sabato 26 febbraio 2011
Sillogomania #6 Solo un figlio
Sono quello di cui sentite parlare al Tg.
Sono il soggetto che fa milioni di dollari ai botteghini.
Sono il fallito che ha sprecato la sua vita e rovinato quella degli altri.
Sono il Mida al contrario, tutto quello che tocco diventa merda.
Sono l'essere che guardate storto alle due di notte mentre tornate a casa.
Sono la presenza alle vostre spalle, mentre salite per le scale.
Sono il tanfo sulla metro.
Sono la puzza di piscio sull'ascensore della stazione.
Sono il figlio di una madre.
Sono carne e sono Dio.
Sono carne in putrefazione.
Sono sangue e sono nervi.
Sono solo in questo mondo.
Sono il cattivo.
Sono il pazzo che con un mitra in mano farà una strage.
venerdì 25 febbraio 2011
Sillogomania #5 Time Warp Cinema 2.0©
Tornando al discorso di prima ...
Oggi giornata vintage: ho trovato un pacchetto di fonzies intero, in un cassonetto nei pressi di una cornetteria di circonvallazione Casilina. È scaduto nel 2007, questo lo rende ancora più funzionale allo scopo.
Oggi giornata vintage: ho trovato un pacchetto di fonzies intero, in un cassonetto nei pressi di una cornetteria di circonvallazione Casilina. È scaduto nel 2007, questo lo rende ancora più funzionale allo scopo.
Let’s do a Food Time Warp Again!
Un amico tempo fa conoscendo la mia passione per “l’antiquariato” mi ha regalato una vecchia polaroid ancora funzionante, senza rullino, “ormai non se ne trovano più” aveva detto dandomela in consegna.
Decido di metterla al collo mentre sgranocchio qualche fonzies e ascolto La Lambada di Kaoma sul mio mp3 della Philips da 128 Mb.
Lo faccio per ambientarmi, per entrare in sintonia col decennio da ri-vivere.
Una volta terminato l’ascolto della musica proibita, mi alzo per rovistare nello scatolone di VHS anni ’90.
È stracolmo di polvere e carta sporca e ad ogni scossone, spruzza milioni di particelle asfissianti nell’aria, tutte visibili nei fasci di luce calda che fanno capolino dagli infissi semi-aperti della cucina.
Prendo le prime due che mi capitano tra le mani: Paganini Horror e Karate Kid 4.
Mi ritrasferisco in salotto per accendere il videoregistratore: il suono è stridulo e metallico, come sempre; tuttavia funziona ancora, non so per via di quale miracolo fisico.
Inserisco la prima, ma non funziona: strisce orizzontali verdi si alternano ad uno schermo completamente nero.
Vada per l’altra: Paganini Horror.
Mentre il REW fa il suo dovere, afferro il gigantesco telecomando e la busta di patatine e sprofondo sulla poltrona PELLO da 34,95€.
Una volta riavvoltosi, il nastro parte immediatamente; i titoli di testa fanno da cornice ai primi minuti del film ambientati in un bagno dalle mattonelle color rosso sangue: una bambina inquietante immerge, nell’acqua dove la madre sta facendosi il bagno, una bambola dalle sembianze ancor più inquietanti. Poi senza motivo apparente la fulmina lanciando in vasca il phon. Fin qui tutto liscio.
La pellicola narra le vicende di un’improbabilissima rock band alle prese con la maledizione del maestro Paganini, il quale per ottenere talento e successo avrebbe venduto l’anima al diavolo.
La protagonista è doppiata a cazzo di cane e le teorie sul merchandising esposte della cantante e della manager del gruppo sono a dir poco discutibili.
Mentre le cantanti vanno in playback, il sincrono tra audio e video va a farsi fottere, penso, e invece è proprio il film ad essere registrato di merda. Una cagata che mi infastidisce un po’ e che inizia a darmi un sentore di acidità allo stomaco.
Guardo il film per una mezz’ora buona, tra canzoni rock plagiate, e scene ridicole.
Ad un certo punto, un vecchio lancia delle banconote da una torre in quei di Venezia urlando “Piccoli Diavoli, Piccoli Diavoli”, lì decido che la visione è terminata; non so se sia stato il ribrezzo per questo film o le fonzies scadute, ma sento di dover scappare immediatamente in bagno a vomitare.
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domenica 20 febbraio 2011
Sillogomania #4 Time Warp Cinema ©
Oggi giornata vintage: una sorta di Time Warp domestico.
Mi ero procurato in previsione di ciò, dal pakistano di una bancarella su viale trastevere, al modico prezzo di un euro l’una più un lauto sconto percentuale sulla quantità, un discreto numero di VHS ormai assolutamente fuori moda e/o commercio.
Organizzo spesso di queste giornate alienanti, ricche di sfizi e di stronzate anni ottanta e novanta che trovo quasi quotidianamente.
A casa ho il lettore dvd e l’home theatre per guardare i film al massimo della qualità ma ce ne sono alcuni, intere categorie cinematografiche, che con le caratteristiche tecniche (audio/video) al massimo non rendono come dovrebbero.
Come risulterebbero i film di Chaplin senza rigature e bruciature di sigaretta? Non perderebbero forse di poesia? Non sono, tutte quelle imperfezioni, personaggio e scenografia della storia? “Viaggio sulla Luna” di Georges Melies, restaurato può racchiudere in sé lo stesso romanticismo di una versione con audio da grammofono?
Lo stesso vale per gli horror di serie b , tutti questi film hanno perso di mordente con l’arrivo delle tecnologie: la computer grafica, i neri sempre più nitidi, le figure così ben definite, tutto lascia ben poco alla fantasia, che è alla base della reazione emozionale del fruitore di b-movies.
Il dubbio, l’attesa e l’immaginazione sono le basi del pathos splatter.
Tutti quei mostri tenuti su con lo sputo e il nastro adesivo (vedi Vendicatore Tossico), avevano qualcosa che tutti questi horror fighetti di adesso non hanno, o almeno io non avverto, la passione: la voglia di voler creare a tutti i costi, anche a quello di sfiorare ( e a volte oltrepassare ) il ridicolo, qualcosa di strano, di folle, di imprevedibile ed unico.
Preferisco il buon vecchio VHS con tutti i suoi difetti e sgranature.
L’horror non può non essere Weird , sennò si chiama thriller, ed è proprio un altro sport.
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venerdì 11 febbraio 2011
Sillogomania #3 - La cisti
Non poggio il culo su qualcosa da mesi; cisti pilonidale si chiama, e mi tormenta.
Si forma tra lo strato adiposo cutaneo e la fascia muscolare.
Mi basta guardare un sedia priva di cuscino per sentire tra le chiappe la stessa sensazione di una sassata sul fondo schiena, una pedata sul culo datami con gli anfibi con la punta in metallo.
È cominciato come un lieve fastidio provato una volta in piedi dopo poche ore di sedia, adesso è una specie di oliva di pelle tesa e liscia tra le fette del culo.
È un pelo incarnito dicono.
Un bulbo pilifero infiammato che per sfregamento crea pus e scava.
Più strofini e più il bastardo scava, fino all’osso, fino al coccige.
Periodicamente la pustola esplode di notte, mentre dormo col culo in aria, quando arriva alla tensione massima, al punto critico di non ritorno, si apre e al mattino trovo le mutande tinte di uno strano colore bordeaux.
Pus e sangue, e ad ogni esplosione mi sveglio con la sensazione di essermi cagato addosso.
Ho provato a toglierla, a farmela grattare via, ma ho il terrore del camice bianco.
Mi ero fatto forza, dopo settimane di immobilità e di lagne notturne; ero andato in ospedale, reparto di chirurgia generale.
- Si sdrai sul lettino e abbassi i pantaloni – comandò il giovane medico , dopo una anamnesi spiccia.
Io lo feci senza alcun imbarazzo: mi ero lavato e profumato come si deve e ogni mio più intimo poro esalava aromi di sandalo e vaniglia.
Un’infermiera bassa come una monaca Felliniana si avvicinò al lettino e con fare risoluto, mi afferrò le chiappe e le allargò, con mano ferma e decisa.
- Tenga aperto – disse il ragazzotto , scartando un bisturi usa e getta – adesso la zaffiamo.
Ricordo soltanto tre cose: 1 - il sudore freddo cadermi dalla fronte, come quello che nei film scorre perfetto sui volti degli artificieri intenti a disinnescare gli ordigni dai meccanismi più complessi, 2- la sensazione di una puntura dolorosissima poco sopra l’ano, 3- io che tiro su baracche e pantaloni e scappo via abbottonandomi per le corsie dell’ospedale.
Da allora resto in piedi o sdraiato a pancia in giù, e quella che un tempo era un’oliva adesso ha le sembianze di una palla da tennis.
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giovedì 10 febbraio 2011
Sillogomania #2
Ho comprato un box a poche migliaia di euro; ci analizzo, catalogo, e conservo tutto ciò che raccolgo durante la mia caccia notturna.
Divido i rifiuti in organici e inorganici, gli organici sono divisi in : 1. Umani, 2. Animali, 3.Vegetali, con ampia prevalenza di quelli umani.
Questi ultimi verranno poi ulteriormente suddivisi in categorie relativamente ampie: unghie, peli, minzioni ( dove raccolgo per lo più mia urina), feci, altro ( assorbenti, fazzoletti, bastoncini per le orecchie ecc: il tutto naturalmente usato e gettato via).
L’interno del garage era completamente grezzo, le mura con i tufi a vista e ricoperte fino all’altezza dell’ombelico di muffa verde acqua; adesso, dopo i lavori, ha un aspetto totalmente asettico: sono bastate tre pareti in cartongesso, qualche mano di vernice sul soffitto, un ampio tappeto in gomma verde e una luce al neon.
Dopo aver comprato una decina di scaffali Hyllis a 8,99€ cad, avevo terminato le spese per rendere quello il luogo perfetto per soddisfare le mie esigenze di ricercatore.
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Sillogomania
Il valore di un oggetto è relativo.
Io ad esempio adoro la spazzatura.
La ritengo importante. Personale. Credo siano ex frammenti di vita vissuta.
Divisionismo ecologico, si chiamerebbe in termini artistici.
Vecchi libri, incarti di merendine, vecchie scarpe: rubo storie. E non solo quelle!
Cosa c’è di più personale di un assorbente usato? È come rubare un po’ di una persona. È definitivamente appropriarsi di un pezzo di quell’individuo.
Monconi di sigaretta, fazzoletti colmi di muco verdastro: DNA. Semplice e puro DNA.
Ricordo ancora la prima volta: era notte, casa mia era vuota come al solito, il televisore era muto, fermo sullo stesso canale chissà da quante ore, fui assalito da quella che oggi ritengo fosse una crisi di panico, scesi dal letto e sentii il torace dilatarsi come mai avevo visto prima; ricordo di essermi piegato in avanti fino a portare la testa alle ginocchia e di aver cominciato a soffiare e succhiare aria con la bocca, sentii le guance e i polmoni gonfiarsi come palloni aerostatici. Ricordo di aver provato dolore tanta era la pressione nel petto.
Presi il lettore mp3 le cuffie ed uscii, senza nient’altro che la musica, il pigiama, e le lacrime che cadevano copiose non so per quale motivo.
Iniziai a camminare senza alcuna meta, avevo bisogno di una passeggiata, non importa il dove il come e il perché. I passi procedevano per inerzia, veloci, uno dopo l’altro. Sulla linea immaginaria dei miei pensieri, una sorta di percorso che si auto-creava un tacchettio dopo l’altro sul marciapiede madido di rugiada.
Le strade erano completamente deserte, solo le luci e qualche sporadica auto ad illuminarla.
Ed eccolo, il cassonetto davanti al quale passavo almeno un paio di volte al giorno, mi si apriva di fronte come uno scrigno dei desideri, in tutta la sua nauseante fragranza dolciastra.
Ricordavo di aver visto alcuni barboni frugare nella spazzatura tramite una gruccia di metallo deformata e allungata, per tirare su i sacchetti in modo più “igienico”; io con me non avevo nulla, così mentre le cuffie passavano un allegro e quanto mai inappropriato Patrick Hernandez e la sua born to be alive, iniziai a rovistare tra quelli che in quel momento mi sembravano meravigliosi tesori; inestimabili e gratis.
Scarti di vita altrui, tutti per me.
Un mondo in un cassonetto.
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