domenica 20 novembre 2011
Sillogomania#14 - Come in Fight Club 2.0 - Il Vecchio e il mare
Abbiamo estratto i nomignoli dalla boccia dei nomignoli.
Sul mio biglietto c'è scritto Trash, con la penna rossa.
Mi siedo al mio posto e aspetto che tutti facciano lo stesso, poi rompo il ghiaccio:
- Sono Trash, dico!
Ciao Trash. Fanno.
Comincio a parlare del più e del meno, del fatto che credo di aver cominciato ad accumulare roba in modo davvero patologico (si può dire davvero "davvero patologico"?) dal 2001, che da pochi mesi riconosco di avere un problema, ed è già una grande cosa averne preso coscienza.
Annuiscono. Un tizio con gli occhiali e la testa a palla si gira una sigaretta. Lecca la cartina e mentre lo fa incrocia il mio sguardo, pur non essendo un chiaro messaggio erotico, la cosa mi inquieta un po'.
Quando ho finito il mio sterminato elenco di difetti personali, parte un applauso pro forma che sa di plastica.
Si alzano, mostrano il fogliettino al moderatore-giacomo e a noi, e attaccano.
Con le lacrime agli occhi, si torturano le unghie a morsi, si stropicciano le mani, ad uno ad uno sputano fuori storie inverosimili, personalità tanto stravaganti quanto sensibili.
Palahniuk ci farebbe i miliardi, penso.
C'è un tizio che ha violentato una gallina:
-Gli ho rotto l'uovo - dice.
Dice proprio così "Gli ho rotto l'uovo". Applaudiamo, lui ride, si rende conto di aver detto una cosa assurda, poi continua :
- Mi spalmavo il cibo per gatti sulle palle, e Felix veniva a leccarmelo via.Ok era un maschio ma non mi creava problemi ok?
Scoppia a piangere. Applaudiamo di nuovo.
Si siede.
Si alza "Il Vecchio". Sul suo bigliettino c'è scritto così. Rivolge il pezzo di carta verso di noi impugnandolo con entrambe le mani - Ciao. Sono "il vecchio".
Enfatizza su "IL".
Il Vecchio somiglia in modo sconvolgente a Lucio Dalla, stessa struttura, stessa voce, solo più alto e coi capelli corvini di media lunghezza, veri. Sull'orecchio destro pende un orecchino da bucaniere, che lo rende pacchiano il giusto.
Il Vecchio è simpatico.
"Io Sono un giocatore d'azzardo patologico. Scommettiamo che mi ammazzo se vado avanti così?"
Il Vecchio padroneggia questo humour-non-humour nero che mi affascina.
"Possiedo un negozio di dischi, ma ho ipotecato tutto. Vengo qui per sfogarmi, non chiedo aiuto, non ho voglia di smettere, ho paura, ripeto non chiedo aiuto, se volete dei vinili di buona qualità contattatemi in privato, vi do la mia e-mail: hemingway@vinilevenale.it"
Non capisco se ci è o ci fa, Il Vecchio è strano forte. Lo adoro.
Giacomo lo interrompe. Non fa commenti.
Applauso.
(continua...)
giovedì 17 novembre 2011
Sillogomania#13 - Velleità
Scriverò un libro e lo chiamerò "Amore Riciclato".
Sarà la storia d'amore tra un personaggio anomalo, che colleziona spazzatura, ed una spazzina dell'AMA.
Il tizio sono io. Potrò descriverlo, così, nel modo più dettagliato e corretto possibile.
La donna sarà incantevole e assolutamente immaginaria.
La inviterò a cena, e lei mi porterà un mazzo di fiori marci ed una scatola di cioccolatini vuota ed io la bacerò nel modo più tenero che conosco.
Pian piano libererà la casa dalla merda con cui l'ho saturata, per riempirla una volta ancora d'amore.
Mi renderà un uomo nuovo e ci sposeremo.
Lei sarà bella e saprà di pane caldo e formaggini scaduti, io la scoperò ogni giorno.
Mi ficcherò sotto la doccia più che potrò fino a pulire la pelle da ogni traccia estranea. Fino ad uccidere la cute, a privarla di ogni traccia di DNA.
Mi gratterò via ogni residuo vivo, come in GATTACA, brucerò tutto, sarò un essere asettico e mondo.
Quando saremo anziani rideremo del giorno in cui l'ho incontrata mentre rovistavo nei cassonetti di via Pietro Maffi, quelli accanto alla gelateria, e mi piscerò addosso dalle risate, ormai vinto dall'incontinenza.
Pulirà il casino e mi riempirà di baci per ridarmi forza. E io sentirò di amarla.
Un mezzo uomo morente; l'orgoglio scivolerà tra le mie dita come sabbia asciutta tra dita asciutte.
Morirà giovane, intorno ai settant'anni, che saranno ormai i nuovi cinquanta, io morirò di crepacuore qualche mese dopo; un giorno assolato d'agosto con la sua foto tra le mani. Quella in cui ride, i denti sono bianchissimi e la sua faccia è tagliata esattamente a metà.
giovedì 11 agosto 2011
Sillogomania#12 Pesci
Torno a casa e apro il frigo, conscio che troverò un paio di cubetti di cioccolata scaduta da non so quanti anni, tuttavia ancora decente e più che commestibile.
Apro l'anta con l'acquolina in bocca; ma c'è puzza di pesce.
E non mangio pesce da due mesi.
In quel momento mi rendo conto di dover comprare del pesce: è l'unico modo per coprire la puzza di pesce.
Apro l'anta con l'acquolina in bocca; ma c'è puzza di pesce.
E non mangio pesce da due mesi.
In quel momento mi rendo conto di dover comprare del pesce: è l'unico modo per coprire la puzza di pesce.
sabato 9 luglio 2011
Sillogomania#11 - Come in Fight Club
Decido di partecipare ad uno di quegli incontri tipo "anonima sociopatici".
E' un modo per non sentirmi un coglione inutile.
Dopo parecchie titubanze mi presento un martedì pomeriggio in questo asilo nido, dove ci costringono in sedie alte poco più di venti centimetri.
Lo scenario ricorda parecchio il film Fight Club tolta la componente ironica e soprattutto Brad Pitt.
Sul tavolo tra pasticcini alle mandorle, e pizzette di dubbia qualità scorgo "L'interpretazione dei sogni" di Sigmund Freud e sotto ad un paio di bottiglie di spuma e chinotto una copia di "Puoi fidarti di Te" ( con Te maiuscolo) di Raffaele Morelli.
Le pizzette non sono tanto male, anche se stracolme di olive col nocciolo.
Il tizio che fa da moderatore è alto e magro come uno spillo, o meglio come un fiammifero: capelli stopposi e barba accuratamente incolta, come si conviene tra intellettuali, sono di un rosso carota acceso. Quindi è d'obbligo l'accostamento al sulfureo bastoncino.
Si presenta in modo diretto sconvolgendo subito l'idea che mi ero fatto di lui a pelle :
-Sapete come funziona, non c'è niente da spiegare; io Sono Giacomo, per voi sono semplicemente MO - DE - RA - TO - RE, dovrete chiamarmi così voi! Ero un sessuomane e grazie ad incontri come questi, non mi sparo una sega dal 1999.
Bravo Moderatore, penso.
Ed eccolo ricominciare
- Da ora non aprirò più bocca, se la conversazione scema, mi inserisco nel discorso, altrimenti fate da voi, più parlate, meno intervengo, meno intervengo meglio è. Per mantenere la privacy di ognuno di voi, sorteggeremo dei nomignoli dalla boccia dei nomignoli. I nomi li ho scelti io, quindi teneteveli e non chiedetemi di cambiarli.
VOI è sempre più palesemente una sorta di intercalare schifato e razzista per rivolgersi a NOI poveri pazzi.
Io mi alzo e sorteggio per primo.
Poi uno ad uno infilano la mano tra i foglietti grossolanamente piegati, mischiano un paio di volte ed estraggono.
(continua ...)
domenica 10 aprile 2011
Sillogomania #10 - Inferno
Mi trascuravo sempre di più: barba incolta da mesi, denti ingialliti dal tartaro, mutande sporche ( immaginate la canottiera di John McClane al termine di Die Hard - duri a morire... ecco)
Ho cominciato datando i sacchetti della spazzatura. Ho proseguito non gettando nulla mentre ero fuori casa: mi riempivo le tasche, pur di non disfarmi di nulla; una sindrome alla "Ogni cosa è illuminata" ma più noir.
Nulla di poetico o di storico alla base, nulla a che fare con il viaggio o con la consapevolezza di sè.
Tutto quello che mi interessava era conservare, conservare dando enorme importanza a tutto: involucri di caramelle, bucce di banana, scatolame rigorosamente sporco...
Tutto stranamente aveva una storia da raccontare e un legame indissolubile con la mia esistenza così priva di significato.
So che non c'entra nulla, ma quando penso a quanto sia cattivo il mondo, mi viene in mente *una parabola che gli Ugandesi, bianchi o neri che siano, raccontano a volte sul finire del giorno seduti attorno al fuoco del campo.
Si dice che una volta uno scorpione desiderasse attraversare un fiume. Vide un coccodrillo che nuotava poco lontano e gli chiese di trasportarlo dall'altra parte sulla schiena.
-Neanche per sogno - rispose il coccodrillo con fermezza.
- Io ti conosco. Appena superata la prima metà del fiume mi pungeresti uccidendomi.
-Perchè dovrei farlo? - lo schernì lo scorpione. - Se ti pungessi a morte io finirei per affogare.
Il coccodrillo soppesò per un attimo la risposta dello scorpione e poi acconsentì a traghettarlo al di là del fiume.
Quando arrivarono a metà della traversata lo scorpione lo punse.
Ormai fatalmente avvelenato, appena in grado di respirare, il coccodrillo chiese, in un rantolo: - Perchè l'hai fatto?
Lo scorpione ci pensò per un attimo e poi, prima di annegare, rispose: - Perchè questa è l'Africa.
* "Inferno" , Mike Resnick
lunedì 28 marzo 2011
Sillogomania #9 - Il diario di papà
Apro il baule ai piedi del letto di mamma: i tarli lo hanno ormai ridotto un colabrodo farinoso, circondato da una infinità di briciole legnose e appiccicaticce.
Lo apro, il puzzo di chiuso è di carta, nonostante tutto è piacevole e subito agli occhi risalta una sorte di Moleskine d'altri tempi, rossa con una matitina dello stesso colore attaccata su con dello scotch da imballaggio.
La apro :
28/03/1978
E se ti svegliassi dal sogno adesso?
Apri gli occhi e puff, hai di nuovo 6 anni. Sei all'inizio di tutto! Mamma e papà sono giovani e belli e nel pieno delle forze. Quant'era bella mamma, con quel sorriso da copertina patinata, e papà era sempre così allegro e scherzoso.
Erano figure enormi e perfette.
Hai sei anni e hai l'esperienza necessaria per viverli al meglio, ma solo adesso che ti sei svegliato; tutto prima è stato solo un assaggio, una lunga apnea di emozioni finte e baci che non sono mai esistiti.
Come sarebbe giusto se fosse così, c'è chi una seconda chance la brama come l'unica possibilità per andare avanti.
Ma c'è chi questa seconda chance non ce l'ha.
E continua a barcollare nel buio, tra i rifiuti degli altri, reietto in una società di reietti.
Al limite di qualsiasi catena biologica, sociologica.
Fuori dalla catena della vita.
Cos'è un uomo al giorno d'oggi, se non desiderio e proiezione verso il futuro e verso il passato?
Esiste il presente, oggi?
Cosa c'è di concreto nella vita di un uomo solo?
Siamo forse nell'era della massima reificazione?
Sì non c'è dubbio.
domenica 6 marzo 2011
Sillogomania #8 Porno Holocaust
Torni a casa dopo una serata di sbronze e balordi.
Birra dozzinale, Splaghen, e Perloni a litri, bottiglie a prezzo di costo dal pakistano in zona san Lorenzo.
Sei felice.
Bevi senza pensieri, e ad ogni pinta, o bottiglia da 33 cl, bevi felicità, bevi vene e arterie di felicità.
La senti scorrere, come dice la canzone con Giorgio Haber, "tu non lasciare mai la birra, No, " mai la lascerò.
Mai lasciare la birra.
Sincera amica di avventure semplici.
Pipì, un mare di pipì: pipì a litri.
Pipì trasparente. Pipì liberatoria.
Sei brillo, squilibrio di estasi e spensieratezza.
Passeggi per le strade di Roma, puoi fare qualunque cosa, flirtare con chiunque: flirtare con la cicciona più cicciona di Roma, flirtare con Miss Mondo, ora che sei sciolto si che potresti avere una chance.
Una chance etilica con miss Mondo. Una chance, una sola; etilica, ebbra, ma pur sempre una chance.
Torni a casa, provi a dormire, impossibile.
Impossibile, la luce è spenta, ma la stanza gira. Tu stai fermo a 180°, lei gira. Cazzo se gira.
Quanto gira la stanza?
Decidi di alzarti.
Decidi che questa notte non dormirai. Non questa notte. Non mentre la stanza girà.
Altra pipì. Tanta pipì. Pipì incolore.
Accendi il pc: un film, ci vuole un film.
Niente ti ispira.
Apri la tua pagina di facebook. Hai 20 amici. Solo quelli a cui tieni, gli altri non li accetti. Non sei mica schiavo di facebook. Lo usi solo perché nessuno ormai si fa più vivo sull'ormai obsoleto msn. Buonanima!
Trovi un messaggio e una notifica. La notifica non è importante, il solito sconosciuto che commenta giorni dopo il tuo primo appunto sotto il link del tuo amico fuorisede.
Il messaggio invece è un link. Un amico, del tuo paese, un amico a cui vuoi bene, ti manda un link.
E' un porno, "Porno Holocaust", tu sei un patito del trash all'italiana, dello spaghetti b-movie.
Lo apri con entusiasmo, ci clicchi aspettandoti una ciofeca all "Emmanuelle Nera", una schifezza alla D'Amato; e infatti appare subito sui titoli di testa regia di Joe D'amato.
Il film è un porno, ma la trama è quella di un horror all'italiana, un horror triste e noioso, al limite del comico; non fa neanche ridere.
Nonostante tutto, pompini ogni 5 minuti.
Provi a masturbarti, ma le scene sono brevi e prive di pathos, le inquadrature distanti, e le musiche coprono i gemiti.
Provi a masturbarti, ma sei troppo brillo, l'alcool in corpo ti mantiene barzotto, e tutto quello che ottieni è una tendinite al polso destro; poi al sinistro.
Non puoi masturbarti con Porno Holocaust, grazie amico, ma il film è squallido e io sono sbronzo.
Niente da fare, lo rinfoderi sconfitto nelle mutande, quasi soddisfatto; due cose sono certe: il film è una merda e non soffri di eiaculatio precox.
mercoledì 2 marzo 2011
Sillogomania #7 Mamma 11/09/2001
Entro in camera da letto mentre mamma ancora dorme.
L'ho messa sotto flebo non sapendo cosa fare.
Entro e mi rendo conto di quanti anni siano passati.
Mi rendo conto che quando abbiamo cominciato a vivere in questa vecchia casa da soli io e lei, era ancora giovane e bella.
Ricordo che quando arrivammo sulla soglia di casa la prima volta, mi sollevò sui due gradini che fronteggiano il grande portone dell'ingresso. Mi diede la chiave in mano e disse con la voce più dolce del mondo " Vuoi aprirla tu la porticina?", io risposi che si, l'avrei aperta io, perché ero io ormai l'ometto di casa e spettava a me.
Aprimmo, e il mio primo ricordo una volta oltrepassata la soglia fu la visione di quei denti bianchi e quelle guance rosse che entravano sotto un enorme cappello estivo di paglia intrecciata grossolanamente.
Erano passati tanti anni da allora, ogni anno lasciava un segno sul viso, e ogni segno un ricordo.
Quella che giace sul letto immobile da giorni, è la stessa donna che un tempo mi amava più di ogni altra cosa.
Mi metto di fianco a lei sul grande e freddo lettone della camera da letto.
La accarezzo, le poggio il palmo sulla fronte, poi sulla bocca per sentirne il respiro.
Per sentire se ancora respira.
E' calda. La fronte è calda.
La stanza puzza di chiuso e di piscio.
Lei non apre occhio da giorni ormai.
- Non portarmi in ospedale- diceva - mai! Amo questa casa! Voglio morire in questa casa!
Mamma respira pesantemente, e io mi accoccolo ai piedi del letto come un gatto, faccio le fusa, voglio farle sentire la mia presenza; le accarezzo i piedi, li stringo.
Poi cambio posizione, mi sdraio al suo fianco, i capelli sono radi e spaventosamente bianchi.
Continuo ad accarezzarla a chiamarla " Mamma ".
Le sussurro " Ti voglio bene Mamma " nell'orecchio,
Poi la bacio sulla fronte, diventata più tiepida nel mentre.
Colgo un morbido sorriso tagliarle il volto, forse sono le luci dei fari delle auto che ogni tanto entrano in camera a darmi una visione distorta, ma credo proprio di aver visto un sorriso. Un tenero triste ultimo sorriso.
Mamma si fa fredda.
"Mamma?"
Il respiro si fa instabile.
Inarca le labbra in avanti, quasi volesse baciare il vuoto: sono boccate d'aria, ultimi aneliti di vita.
Mamma si fa fredda.
Resto ad accarezzarla tutta la notte, finché il sole non entra dalla finestra, finché non sento un forte tanfo di ammoniaca pizzicarmi ìl naso.
sabato 26 febbraio 2011
Sillogomania #6 Solo un figlio
Sono quello di cui sentite parlare al Tg.
Sono il soggetto che fa milioni di dollari ai botteghini.
Sono il fallito che ha sprecato la sua vita e rovinato quella degli altri.
Sono il Mida al contrario, tutto quello che tocco diventa merda.
Sono l'essere che guardate storto alle due di notte mentre tornate a casa.
Sono la presenza alle vostre spalle, mentre salite per le scale.
Sono il tanfo sulla metro.
Sono la puzza di piscio sull'ascensore della stazione.
Sono il figlio di una madre.
Sono carne e sono Dio.
Sono carne in putrefazione.
Sono sangue e sono nervi.
Sono solo in questo mondo.
Sono il cattivo.
Sono il pazzo che con un mitra in mano farà una strage.
venerdì 25 febbraio 2011
Sillogomania #5 Time Warp Cinema 2.0©
Tornando al discorso di prima ...
Oggi giornata vintage: ho trovato un pacchetto di fonzies intero, in un cassonetto nei pressi di una cornetteria di circonvallazione Casilina. È scaduto nel 2007, questo lo rende ancora più funzionale allo scopo.
Oggi giornata vintage: ho trovato un pacchetto di fonzies intero, in un cassonetto nei pressi di una cornetteria di circonvallazione Casilina. È scaduto nel 2007, questo lo rende ancora più funzionale allo scopo.
Let’s do a Food Time Warp Again!
Un amico tempo fa conoscendo la mia passione per “l’antiquariato” mi ha regalato una vecchia polaroid ancora funzionante, senza rullino, “ormai non se ne trovano più” aveva detto dandomela in consegna.
Decido di metterla al collo mentre sgranocchio qualche fonzies e ascolto La Lambada di Kaoma sul mio mp3 della Philips da 128 Mb.
Lo faccio per ambientarmi, per entrare in sintonia col decennio da ri-vivere.
Una volta terminato l’ascolto della musica proibita, mi alzo per rovistare nello scatolone di VHS anni ’90.
È stracolmo di polvere e carta sporca e ad ogni scossone, spruzza milioni di particelle asfissianti nell’aria, tutte visibili nei fasci di luce calda che fanno capolino dagli infissi semi-aperti della cucina.
Prendo le prime due che mi capitano tra le mani: Paganini Horror e Karate Kid 4.
Mi ritrasferisco in salotto per accendere il videoregistratore: il suono è stridulo e metallico, come sempre; tuttavia funziona ancora, non so per via di quale miracolo fisico.
Inserisco la prima, ma non funziona: strisce orizzontali verdi si alternano ad uno schermo completamente nero.
Vada per l’altra: Paganini Horror.
Mentre il REW fa il suo dovere, afferro il gigantesco telecomando e la busta di patatine e sprofondo sulla poltrona PELLO da 34,95€.
Una volta riavvoltosi, il nastro parte immediatamente; i titoli di testa fanno da cornice ai primi minuti del film ambientati in un bagno dalle mattonelle color rosso sangue: una bambina inquietante immerge, nell’acqua dove la madre sta facendosi il bagno, una bambola dalle sembianze ancor più inquietanti. Poi senza motivo apparente la fulmina lanciando in vasca il phon. Fin qui tutto liscio.
La pellicola narra le vicende di un’improbabilissima rock band alle prese con la maledizione del maestro Paganini, il quale per ottenere talento e successo avrebbe venduto l’anima al diavolo.
La protagonista è doppiata a cazzo di cane e le teorie sul merchandising esposte della cantante e della manager del gruppo sono a dir poco discutibili.
Mentre le cantanti vanno in playback, il sincrono tra audio e video va a farsi fottere, penso, e invece è proprio il film ad essere registrato di merda. Una cagata che mi infastidisce un po’ e che inizia a darmi un sentore di acidità allo stomaco.
Guardo il film per una mezz’ora buona, tra canzoni rock plagiate, e scene ridicole.
Ad un certo punto, un vecchio lancia delle banconote da una torre in quei di Venezia urlando “Piccoli Diavoli, Piccoli Diavoli”, lì decido che la visione è terminata; non so se sia stato il ribrezzo per questo film o le fonzies scadute, ma sento di dover scappare immediatamente in bagno a vomitare.
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domenica 20 febbraio 2011
Sillogomania #4 Time Warp Cinema ©
Oggi giornata vintage: una sorta di Time Warp domestico.
Mi ero procurato in previsione di ciò, dal pakistano di una bancarella su viale trastevere, al modico prezzo di un euro l’una più un lauto sconto percentuale sulla quantità, un discreto numero di VHS ormai assolutamente fuori moda e/o commercio.
Organizzo spesso di queste giornate alienanti, ricche di sfizi e di stronzate anni ottanta e novanta che trovo quasi quotidianamente.
A casa ho il lettore dvd e l’home theatre per guardare i film al massimo della qualità ma ce ne sono alcuni, intere categorie cinematografiche, che con le caratteristiche tecniche (audio/video) al massimo non rendono come dovrebbero.
Come risulterebbero i film di Chaplin senza rigature e bruciature di sigaretta? Non perderebbero forse di poesia? Non sono, tutte quelle imperfezioni, personaggio e scenografia della storia? “Viaggio sulla Luna” di Georges Melies, restaurato può racchiudere in sé lo stesso romanticismo di una versione con audio da grammofono?
Lo stesso vale per gli horror di serie b , tutti questi film hanno perso di mordente con l’arrivo delle tecnologie: la computer grafica, i neri sempre più nitidi, le figure così ben definite, tutto lascia ben poco alla fantasia, che è alla base della reazione emozionale del fruitore di b-movies.
Il dubbio, l’attesa e l’immaginazione sono le basi del pathos splatter.
Tutti quei mostri tenuti su con lo sputo e il nastro adesivo (vedi Vendicatore Tossico), avevano qualcosa che tutti questi horror fighetti di adesso non hanno, o almeno io non avverto, la passione: la voglia di voler creare a tutti i costi, anche a quello di sfiorare ( e a volte oltrepassare ) il ridicolo, qualcosa di strano, di folle, di imprevedibile ed unico.
Preferisco il buon vecchio VHS con tutti i suoi difetti e sgranature.
L’horror non può non essere Weird , sennò si chiama thriller, ed è proprio un altro sport.
(...)
(...)
venerdì 11 febbraio 2011
Sillogomania #3 - La cisti
Non poggio il culo su qualcosa da mesi; cisti pilonidale si chiama, e mi tormenta.
Si forma tra lo strato adiposo cutaneo e la fascia muscolare.
Mi basta guardare un sedia priva di cuscino per sentire tra le chiappe la stessa sensazione di una sassata sul fondo schiena, una pedata sul culo datami con gli anfibi con la punta in metallo.
È cominciato come un lieve fastidio provato una volta in piedi dopo poche ore di sedia, adesso è una specie di oliva di pelle tesa e liscia tra le fette del culo.
È un pelo incarnito dicono.
Un bulbo pilifero infiammato che per sfregamento crea pus e scava.
Più strofini e più il bastardo scava, fino all’osso, fino al coccige.
Periodicamente la pustola esplode di notte, mentre dormo col culo in aria, quando arriva alla tensione massima, al punto critico di non ritorno, si apre e al mattino trovo le mutande tinte di uno strano colore bordeaux.
Pus e sangue, e ad ogni esplosione mi sveglio con la sensazione di essermi cagato addosso.
Ho provato a toglierla, a farmela grattare via, ma ho il terrore del camice bianco.
Mi ero fatto forza, dopo settimane di immobilità e di lagne notturne; ero andato in ospedale, reparto di chirurgia generale.
- Si sdrai sul lettino e abbassi i pantaloni – comandò il giovane medico , dopo una anamnesi spiccia.
Io lo feci senza alcun imbarazzo: mi ero lavato e profumato come si deve e ogni mio più intimo poro esalava aromi di sandalo e vaniglia.
Un’infermiera bassa come una monaca Felliniana si avvicinò al lettino e con fare risoluto, mi afferrò le chiappe e le allargò, con mano ferma e decisa.
- Tenga aperto – disse il ragazzotto , scartando un bisturi usa e getta – adesso la zaffiamo.
Ricordo soltanto tre cose: 1 - il sudore freddo cadermi dalla fronte, come quello che nei film scorre perfetto sui volti degli artificieri intenti a disinnescare gli ordigni dai meccanismi più complessi, 2- la sensazione di una puntura dolorosissima poco sopra l’ano, 3- io che tiro su baracche e pantaloni e scappo via abbottonandomi per le corsie dell’ospedale.
Da allora resto in piedi o sdraiato a pancia in giù, e quella che un tempo era un’oliva adesso ha le sembianze di una palla da tennis.
(...)
(...)
giovedì 10 febbraio 2011
Sillogomania #2
Ho comprato un box a poche migliaia di euro; ci analizzo, catalogo, e conservo tutto ciò che raccolgo durante la mia caccia notturna.
Divido i rifiuti in organici e inorganici, gli organici sono divisi in : 1. Umani, 2. Animali, 3.Vegetali, con ampia prevalenza di quelli umani.
Questi ultimi verranno poi ulteriormente suddivisi in categorie relativamente ampie: unghie, peli, minzioni ( dove raccolgo per lo più mia urina), feci, altro ( assorbenti, fazzoletti, bastoncini per le orecchie ecc: il tutto naturalmente usato e gettato via).
L’interno del garage era completamente grezzo, le mura con i tufi a vista e ricoperte fino all’altezza dell’ombelico di muffa verde acqua; adesso, dopo i lavori, ha un aspetto totalmente asettico: sono bastate tre pareti in cartongesso, qualche mano di vernice sul soffitto, un ampio tappeto in gomma verde e una luce al neon.
Dopo aver comprato una decina di scaffali Hyllis a 8,99€ cad, avevo terminato le spese per rendere quello il luogo perfetto per soddisfare le mie esigenze di ricercatore.
(...)
(...)
Sillogomania
Il valore di un oggetto è relativo.
Io ad esempio adoro la spazzatura.
La ritengo importante. Personale. Credo siano ex frammenti di vita vissuta.
Divisionismo ecologico, si chiamerebbe in termini artistici.
Vecchi libri, incarti di merendine, vecchie scarpe: rubo storie. E non solo quelle!
Cosa c’è di più personale di un assorbente usato? È come rubare un po’ di una persona. È definitivamente appropriarsi di un pezzo di quell’individuo.
Monconi di sigaretta, fazzoletti colmi di muco verdastro: DNA. Semplice e puro DNA.
Ricordo ancora la prima volta: era notte, casa mia era vuota come al solito, il televisore era muto, fermo sullo stesso canale chissà da quante ore, fui assalito da quella che oggi ritengo fosse una crisi di panico, scesi dal letto e sentii il torace dilatarsi come mai avevo visto prima; ricordo di essermi piegato in avanti fino a portare la testa alle ginocchia e di aver cominciato a soffiare e succhiare aria con la bocca, sentii le guance e i polmoni gonfiarsi come palloni aerostatici. Ricordo di aver provato dolore tanta era la pressione nel petto.
Presi il lettore mp3 le cuffie ed uscii, senza nient’altro che la musica, il pigiama, e le lacrime che cadevano copiose non so per quale motivo.
Iniziai a camminare senza alcuna meta, avevo bisogno di una passeggiata, non importa il dove il come e il perché. I passi procedevano per inerzia, veloci, uno dopo l’altro. Sulla linea immaginaria dei miei pensieri, una sorta di percorso che si auto-creava un tacchettio dopo l’altro sul marciapiede madido di rugiada.
Le strade erano completamente deserte, solo le luci e qualche sporadica auto ad illuminarla.
Ed eccolo, il cassonetto davanti al quale passavo almeno un paio di volte al giorno, mi si apriva di fronte come uno scrigno dei desideri, in tutta la sua nauseante fragranza dolciastra.
Ricordavo di aver visto alcuni barboni frugare nella spazzatura tramite una gruccia di metallo deformata e allungata, per tirare su i sacchetti in modo più “igienico”; io con me non avevo nulla, così mentre le cuffie passavano un allegro e quanto mai inappropriato Patrick Hernandez e la sua born to be alive, iniziai a rovistare tra quelli che in quel momento mi sembravano meravigliosi tesori; inestimabili e gratis.
Scarti di vita altrui, tutti per me.
Un mondo in un cassonetto.
(...)
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